Print Friendly

Dopo una breve parentesi con la mountain bike nei primi anni ’90, ho cominciato a fare escursioni a piedi nel 2005. Con qualche titubanza ho cominciato a frequentare le escursioni organizzate dalla sezione locale del CAI, all’inizio avendo paura di non essere all’altezza degli altri partecipanti. Poi con l’allenamento ho cominciato a divertirmi veramente, potendo raggiungere posti bellissimi, vivere la natura, ammirare le piante, i fiori, gli animali e i panorami.

In breve ho capito che girare per i monti mi divertiva moltissimo. Ma da subito ho anche capito che senza qualcuno che conoscesse le zone non avrei avuto il coraggio di avventurami da solo o con altri “sprovveduti” come me. Ad aggravare la situazione dovevo anche fare i conti con la mia scarsa memoria. Ricordare nomi di località, passaggi particolari, punti caratteristici, descrizioni fatte da esperti mi risultava molto difficile.

Qualche volta sono tornato a percorrere itinerari fatti qualche giorno o massimo qualche settimana prima ma rischiavo di ritrovarmi come moltissimi che conosco che, da soli, si “avventurano” giusto attorno a Monte Battaglia o Monte la Fine.

Poi la svolta! Nel 2008 la sezione del CAI mi ha proposto di imparare l’utilizzo del GPS, con lo scopo di rilevare i sentieri e di diffondere eventualmente l’utilizzo di questo strumento agli altri soci.

Abbiamo acquistato un buon apparecchio, un programma di cartografia e ho cominciato a studiare. Facilitato dalle mie conoscenze di informatica e scoprendo che la cosa mi divertiva almeno come fare le escursioni in breve tempo sono riuscito a crearmi una conoscenza tale da poter padroneggiare il sistema.

A questo punto le difficoltà incontrate fino a quel momento sono letteralmente scomparse.

Prima dell’escursione progettavo il percorso utilizzando varie carte, disegnavo il percorso al computer, lo trasferivo nell’apparecchio. Il giorno dell’escursione non dovevo fare altro che accendere il GPS e seguire la “traccia” creata in precedenza. L’inserimento di punti di commento del tipo “la prima a sinistra”, “guado”, “Ca’ Venturina” mi aiutavano ancora di più.

Tornato a casa confrontavo il percorso che avevo progettato con quello fatto realmente (che il mio apparecchio aveva registrato) e verificavo i vari dubbi che erano sorti durante l’escursione.

Fig.1 – Esempio di traccia con sola linea colorata

Allora il GPS permetteva solo di inserire la traccia (fig.1), che non era altro che una linea colorata e i punti, la cartografia era a pagamento, molto cara e imprecisa. Ma già così sono stato ovunque. In posti già conosciuti o in altri mai visti. Mi risultava uguale andare in zone dove ero già stato o in zone completamente nuove, anche perché con la mia scarsa memoria le zone “conosciute” tornavano in breve tempo “sconosciute”.

Fig.2 – Esempio di cartografia “autoprodotta”

Poi sono arrivati i GPS dove era possibile inserire cartografia “autoprodotta” (fig.2), cioè era possibile mettere nell’apparecchio una copia digitale della carta che si utilizzava normalmente. A questo punto le cose sono diventate ancora più facili, in ogni momento risultava possibile verificare il punto esatto dove ci si trovava e in caso di dubbi si consultava la mappa cartacea, ma, ripeto, sapendo esattamente dove ci si trovava. In questo modo era possibile anche imboccare sentieri non preventivati e seguirli senza nessun problema. Sono sempre tornato a casa, male che andasse rifacendo il percorso a ritroso. Anche quella volta che in un escursione di circa 18-20 km arrivati bel oltre i tre quarti non c’è stato modo di proseguire ed è stato necessario tornare sui nostri passi e arrivare all’auto quando ormai era buio.

Fig.3 – Esempio con OpenStreetMap

Successivamente sugli apparecchi GPS è stato possibile inserire cartografia gratuita libera, le carte OpenStreetMap (fig.3). Un progetto con la filosofia di Wikipedia dove chiunque può collaborare inserendo o correggendo gli elementi della carta. In questo modo è stato possibile utilizzare i GPS con una cartografia gratuita, libera e dignitosa senza necessità di crearsi in autonomia le carte.

L’ultimo capitolo di questa storia è stato l’arrivo degli smartphone con le App per escursionismo, che si differenziano completamente da quelle per la navigazione stradale.

Non è più necessario acquistare un apparecchio specifico dal costo abbastanza elevato ma è possibile provare l’utilizzo gratuitamente o al costo di pochi euro per la App, visto che il telefono lo abbiamo già.

L’utilizzo dello smartphone ha sicuramente delle limitazioni rispetto l’uso di un apparecchio specifico (fragilità, scarsa durata della batteria, difficoltà di visualizzazione in pieno sole) ma per provare va benissimo.

Fig.4 – Esempio di “cartografia autoprodotta” su iPhone e Android

Anche con i telefoni è possibile utilizzare cartografia gratuita reperibile in rete oppure crearsi la propria cartografia “autoprodotta” come per il GPS (fig.4); naturalmente è possibile inserire le tracce delle escursioni e una volta arrivati nel luogo di partenza seguirle. Il telefono, come il GPS, registra il percorso effettuato che si può visualizzare subito e anche analizzarlo una volta a casa nel PC.

Per molti la cosa risulterà troppo complicata e preferiranno lasciar stare e continuare come hanno sempre fatto e in questo caso non hanno praticamente speso niente. Per chi si appassiona è possibile acquistare un apparecchio specifico avendo già idea di come funziona il sistema.

Questa facilità nell’utilizzo ha aumentato enormemente l’interesse delle persone verso questa tecnologia. Fino a qualche anno fa qualsiasi mio tentativo di organizzare corsi o incontri sull’argomento andava sistematicamente deserto o quasi, adesso ai corsi si iscrivono decine di persone.

Paolo Montevecchi