Visita all’isola di Montecristo

Il 19 di Giugno finalmente dopo tre tentativi Tullia Stefania Claudio L. Claudio N.  cinque soci del CAI di Imola assieme a un gruppo di soci dal CAI provenienti da tutta Italia nell’ambito della SNE organizzata quest’anno dal CAI della Toscana hanno visitato l’isola di Montecristo, la più esclusiva isola Italiana ed europea.

Montecristo Isola dell’arcipelago Toscano è dal 1977 un parco nazionale integrale e dall’anno successivo anche il mare per un Km attorno è riserva marina e può essere visitata da non più di 1000 persone l’anno in gruppi di non più di 50 persone alla volta.

Possono visitare l’isola anche chi approdi al piccolo molo con la propria barca ma la visita si limita alla sola Villa Reale edificio ottocentesco fatto costruire da un Conte Scozzese che acquistò l’isola e cercò di rendere produttiva la zona di Cala Maestra con terrazzamenti ma che poi fu costretto ad abbandonare l’impresa.

Naturalmente può visitare l’isola chi studia la fauna e la vegetazione di questa particolare zona.

La storia dell’isola comincia con l’avvento dell’uomo ma fino al V secolo la sua presenza fu sporadica, i primi che si stabilirono in maniera permanente sull’isola furono un gruppo di eremiti seguaci di San Mamiliano che costruirono un monastero un mulino e un forno e una grotta cappella del Santo edifici che sono rimasti ancora presenti e nella grotta santuario vi sono ancora ex voto che nel tempo i fedeli hanno portato in venerazione al santo.

L’isola poi fu poi proprietà di Ginori e del Re d’Italia Vittorio Emanuele III che ne fece una riserva di caccia introducendovi cinghiali per il proprio piacere e dei suoi ospiti.

Quando nel 1977 si decise di creare la riserva per ricreare l’ambiente naturale si dovette debellare la presenza del topo nero che con la sua voracità impediva la procreazione della Berta minore piccolo uccello che fa un unico uovo in un anno e che naturalmente era minacciata di estinzione.

L’operazione fu lunga e complessa ma ebbe successo, ora la presenza del ratto nero è completamente scomparsa altra cosa e combattere la presenza dell’ alianto albero esotico proveniente dall’Asia che ha una resistenza enorme anche se abbattuto ha la capacita di riprodursi attraverso polloni che espande tutt’attorno e che solo avvelenando una pianta singola alla volta si può sperare di debellarla.

Scopo di tutto questo lavoro è cercare di ricostruire un ambiente naturale dove come un tempo sia dominante il leccio e prosperino eriche, rosmarino(il cui profumo intenso invade l’isola), cisto, elicriso, palme, agavi.

Le uniche presenze di fauna terrestre sono la capra di Montecristo e la vipera probabilmente discendenti degli animali che gli eremiti si sono portati dietro per alimentazione e come rimedi sanitari.( Il veleno della vipera era considerato un rimedio per varie patologie).

Per preservare l’isola la visita è limitata alla sola cala maestra, grotta dal santo e il monastero un decimo della superficie dell’isola e per noi che secondo il capitano della nave eravamo minacciati da un ingrossarsi del mare nel pomeriggio alla sola visita del mulino e la grotta del santo.

Perché chi veramente tiene sotto scacco la possibilità di visitare l’isola non è solo il numero limitato delle visite, la burocrazia, ma è soprattutto il mare e se noi come gruppo siamo riusciti a visitare l’isola solo al terzo tentativo è perché lo stato del mare minaccia costantemente l’approdo all’ isola.

Su questo gioiellino vigilano i due Guardiani Giorgio e Luciana e in estate due guardie forestali in turni di quindici giorni.

L’ impressione(personale Ivan) che ne ho riportato è che per due ore sia stato sospeso nel tempo specialmente quando abbiamo attraversato i liscioni pendenze di granito direttamente sospesi sul mare in un silenzio assoluto e irreale particolarmente intenso per me che ero rimasto ultimo, la seconda e che noi umani costruiamo questi luoghi per tacitare la nostra cattiva coscienza per come abbiamo ridotto il nostro ambiente. Che questi luoghi sono alla fine artificiali perché sono luoghi posti sotto una specie di cappa che cerca di lasciare fuori le modifiche che costantemente avvengono quotidianamente nell’ambiente tutt’attorno.

Dopo il mio ritorno a Imola ho letto assieme a Tullia un libro scritto dal direttore della rivista Meridiani Montagna Marco Albino Ferrari su Montecristo su cui aveva soggiornato per alcuni giorni e mi ha impressionato come Luciana ogni quindici giorni pulisca dalla presenza della plastica cala maestra e che comunque su altre spiaggette dell’isola in altre cale la cosa non le sia possibile(il tentativo di porre sotto una cappa di vetro questo luogo è impossibile).

Tornerei sull’isola con la garanzia che il mare mi dia tregua almeno per tre ore per poterla respirarla almeno un poco.

Tullia che con la sua determinazione ha stimolato questa gita ha coronato un suo sogno, ma come me ha il gusto un po’ amaro di chi non ha potuto godere a pieno del luogo.

Gusto amaro che sono convinto è condiviso da tutto il gruppetto Imolese.

Tullia, Stefania, Claudio N., Claudio, Ivan

I cinque partecipanti
Antiche condotte per portare l’acqua al mulino
Il Monastero

Villa Reale