Seppur con altitudini non molto elevate (la cima più alta è Cima Carega 2259 m slm) le Piccole Dolomiti nelle Prealpi Venete sono un arco montuoso che con le vicine Dolomiti, sue ideali sorelle maggiori, condivide oltre alla roccia (la Dolomia) la severità d’un ambiente caratterizzato da guglie, pareti scoscese e ripide gole. Non a caso, questi monti che proprio sul versante meridionale presentano maggiormente il loro aspetto “dolomitico” sono stati da sempre la naturale palestra di tanti alpinisti, soprattutto vicentini.
Renato Casarotto, Ottorino Faccio, Severino Casara, Franco Bertoldi sono solo alcuni dei nomi di scalatori di questa provincia a cui si pensa quando si parla di tali montagne. Tra questi però ce n’è uno a cui la valorizzazione alpinistica di queste vette “minori” rimane indissolubilmente legata e si tratta di Gino Soldà. Originario di Valdagno, classe 1907, Gino Soldà allenò proprio sulle vicine montagne di casa il suo grande talento.

Suo il primo VI° delle Piccole Dolomiti con la Diretta Soldà al Cengio della Sisilla. Tante sono le “vie Soldà” su questi monti, tutte caratterizzate da una grande linearità di sviluppo, indice d’un animo non intimorito dalle difficoltà delle linee di roccia e che non ripiegava sul “facile” lungo deviazioni tortuose. Lo Spigolo Soldà sul Monte Cornetto è certamente uno “spigolo” meno noto rispetto al più famoso Spigolo del Baffelàn. Si tratta forse d’una delle ultime realizzazioni di Soldà su queste montagne. Aperta nell’estate del 1952 insieme ai compagni Flaschmann e Amstadt, la via vince lo spigolo sud-ovest del Cornetto lunga una bellissima linea logica che unisce il profilo dell’anticima con la cima vera propria della montagna. Certamente l’avvicinamento di almeno 2 ore, indipendentemente che si salga da Pian delle Fugazze, da Campogrosso o lungo il Vajo Stretto, la rende una via da guadagnarsi in tutti i sensi e quindi meno appetibile rispetto alle vie di agevole accesso sul Baffelàn.

Lasciata l’auto al Passo di Pian delle Fugazze (m 1162 slm) si procede con il sentiero CAI 170 fino alla Forcella Nord-ovest (altezza 1611 m slm).
Da qui sulla sinistra parte il sentiero CAI 175 che porta in vetta al Cornetto (via Normale). Proseguendo dritto invece si passa sul lato sud/ovest del monte dove si apre una vista mozzafiato sulla piana di Campogrosso mentre davanti agli occhi si staglia in tutta la sua imponenza la catena del Carega.
Si prosegue a sinistra (sentiero 176) per cenge e passaggi esposti lungo quello che era il sentiero d’arroccamento del primo fronte della Grande Guerra. Il sentiero diventa via via più impervio, con tratti attrezzati che già di per sé costituiscono una bella avventura alpinistica ed anguste gallerie dove è decisamente meglio essere premuniti di casco e frontale. Subito prima del Passo degli Onàri (mt. 1610 slm) ecco che un evidente ometto vicino ad un grande masso indica la deviazione che porta all’attacco della via.

Si sale a sinistra lungo una traccia di sentiero che porta ad un caratteristico camino inclinato a sinistra da dove comincia la via.
Dentro al camino due evidenti fessure (ed un segno rosso) segnano la linea d’attacco. Si scala lungo una delle due fessure (forse con la prima il passaggio in alto è più largo) con passo di III+. Il primo chiodo è fuori dal camino, piuttosto lontano, quindi per proteggersi lungo la fessura sono necessari uno o due friends grandi (Camalot No. 2 o No. 3). Usciti dal camino si prosegue per un evidente diedro appoggiato verso i mughi alla base dello spigolo del Cornetto. Un primo cordone è posto sui mughi alla fine del diedro ma è meglio proseguire un paio di metri fino alla sosta posta più in alto di fronte alla spigolo.

Il secondo tiro è quello più entusiasmante e che merita tutta la via. Si comincia a salire lungo l’evidente diedro sulla sinistra dello spigolo, si scavalca quindi a destra e si continua in massima esposizione (passi di IV+ e V-) e passaggi estremamente aerei fino alla sosta posta su un comodo terrazzino (5 chiodi, consigliabile integrare con friends medio-piccoli, Camalot N. 0,75 – 0,4). Terzo tiro: si prosegue ora per placca più facile fino ad una grossa pancia che si scavalca con passo atletico (passo di V, un chiodo in alto e buone prese per le mani), proseguendo poi la placca appoggiata fino a un muretto verticale. Alcune relazioni parlano di sosta su mughi: al suolo vi sono in effetti le radici di vecchie piante rinsecchite su cui probabilmente era posta la sosta originaria.

Quella attuale (piastrine artigianali dipinte con antiruggine) invece si trova in evidente posizione alla base del muretto stesso. Siamo ora sull’anticima del Cornetto. Da questo punto è quindi necessario scendere di ca. una decina di metri per guadagnare la forcella alla base della vera e propria cima. Due le possibilità (4° tiro della via): 1) si va in trasverso verso destra, in massima esposizione, attorno allo sperone terminale dell’anticima discendendo in forcella ; 2) si sale il muretto dello sperone e si raggiunge una rudimentale sosta di calata. Si ricongiunge la cordata, dopo di ché o ci si cala in doppia oppure si cala il primo con un mezzo barcaiolo ed il secondo scende in moulinette. Giunti nella sottostante forcella si risalgono alcuni facili balzi di roccia (possibile assicurazione) e si giunge alla base del diedro d’attacco del 5° tiro. All’inizio si scala la parete destra del diedro per poi spostarsi ancora più a destra in placca (più facile), uno spit artigianale rosso all’attacco, alcuni chiodi presenti.

Si esce dalla placca i mezzo ai mughi con 2 possibilità di sosta: se si vuole tenere il compagno a portata di voce, s’attrezza una sosta sulle piante, altrimenti si prosegue camminando lungo la cengia a sinistra per 4-5 mt fino ad una sosta su spit alla base del sovrastante diedro finale. Il VI tiro è un diedro appoggiato (meglio dire un canale detritico) di rocce sfasciate. Si sale la paretina sopra la sosta e si risale il canale proteggendosi di volta in volta su spuntoni o clessidre. Si giunge alla fine del canale su una forcella (da non scavalcare) che apre su una sottostante gola mentre di fronte in alto (a ca. una decina di metri) si vede la vetta. Qui è possibile, o attrezzare una sosta e recuperare il compagno, oppure si prosegue a sinistra per le sovrastanti rocce rotte sotto il filo di cresta. Si esce in cresta e si prende la traccia di sentiero a destra (ometti) che porta alla visibile croce di vetta. Attrezzare una sosta in un punto a piacere per ricongiungere la cordata. Quindi slegati si raggiunge la croce con il libro di vetta.

Emozionante il paesaggio a 360° con il lago di Speccheri, il Pasubio, la vallata di Schio e a sud ovest le caratteristiche guglie del Fumante e l’imponenza austera del Carega. Rientro in discesa lungo il sentiero CAI 175 fino alla Forcella Nord-ovest e poi di nuovo con il 170 verso Pian del Fugazze. I caprioli non sono esseri timorosi su queste montagne: potrebbe capitare che vi scortino lungo il sentiero di rientro tra le ombre del tramonto.

Una nota in conclusione: anche queste “piccole vette” non sono esenti dal più generale fenomeno di erosione del suolo che negli ultimi anni sta caratterizzando le nostre montagne. Sul Carega sono da tempo interdetti alcuni dei caratteristici Vaji mentre sul Fumante nel giugno 2012 il distacco d’un grosso masso ha avuto conseguenze fatali per un alpinista che stava scalando sul Gendarme. E’ di dicembre 2012 infine una grossa frana che dalla spalla sinistra del Vajo Stretto, sul lato nord-est del Cornetto, è rotolata a valle fino a bloccare la strada per l’Ossario del Pasubio . Prudenza ed aggiornamento delle informazioni sono quindi fondamentali, come sempre in montagna, anche lungo questi itinerari.

Marcello Orioli – CAI Imola