L’arrampicata sportiva in Italia del Sud offre  ambiti estremamente peculiari e di altissima qualità a cui non  sempre però corrisponde  una equivalente popolarità. Il Colle dell’Orso a Frosolone, in provincia di Isernia, è sicuramente una di queste. Propaggine orientale  del Massiccio del Matese, il gruppo della Montagnola (1421 m) – Colle dell’Orso  (1393 m)  è una delle zone più belle della regione. 

Un paesaggio unico, caratterizzato da  magnifiche vallate,  praterie e secolari boschi di faggio. In quest’area si possono distinguere paesaggi, morfologicamente distinti, caratterizzati da ripidi contrafforti calcarei ed  ondulate superfici intervallate da speroni di roccia che sorgono spesso isolati tra boschi e coltivi e che nel linguaggio popolare vengono chiamate  “Morge”. L’ambiente è di tipo sub-montano  (Frosolone si trova a 897 m s.l.m.) con le  parti basse delle valli occupate dall’allevamento: mandrie di bovini e soprattutto, particolare di questo territorio, di equini. Mentre a quote più alte predominano i boschi di faggio, carpino nero, acero di monte, sorbo e tasso. Si tratta d’un paesaggio emozionante, relativamente poco antropizzato e di cui sicuramente uno degli elementi fondamentali di fascino è il vento. Il suo suono è la colonna sonora della vita di questa vallata. Le sue raffiche sono vere e proprie lame,  ghiacciate, che tagliano la pelle in inverno o che fanno volare corde e materiali quando le temperature sono più favorevoli. Ma il vento è stato anche l’attore che nei millenni ha levigato queste rocce lisciandone le  superfici ma mantenendole  al tatto scabrose  e creando così un ambiente che non ha eguali nella nostra penisola.

Sono proprio le caratteristiche Morge, con le loro vertiginose verticalità spesso strapiombanti, che non potevano non attirare l’attenzione degli arrampicatori. La roccia è d’altissima qualità: un calcare compatto, cosparso di buchi a volte netti ma più spesso svasati o “finti” L’aderenza diventa quindi tecnica fondamentale accompagnata da una notevole resistenza di braccia vista la continuità della scalata e la quasi impossibilità di trovare punti di riposo.  Il sito d’arrampicata denominato “Colle dell’Orso” è un gruppo di Morge (le guide ufficiali ne riportano 27 per un totale di 311 vie ma vi sono anche Morge “segrete” ad uso esclusivo dei climber locali) ubicato a 1200 m s.l.m lungo la strada provinciale che da Frosolone conduce a Sessano del Molise.

La storia arrampicatoria del Colle dell’Orso comincia nel 1982 quando Maurizio Riganelli chioda due vie di 6b in quello che oggi viene definito Blocco 2: Bacio (32 m) e Gruvi (16 m). Successivamente furono gli arrampicatori romani a cominciare un lavoro sistematico d’esplorazione delle potenzialità del sito: in primis  Francesco Rauco ma anche Gianluca Mazzacano e Luca Bevilacqua. Non vanno poi dimenticati i più noti Paolo Caruso, Roberto Ferrante e Fiorino Moretti. Si deve invece al forte climber romano Sebastiano Labozzetta il superamento dell’ottavo grado al Colle dell’Orso. Sue sono la via simbolo della falesia: Fagian Club o via del Buco (6c, 12 mt. Nel Blocco P) e la celebre Mantanavai (8a+, 22 mt al Blocco O). Alla fine degli anni ’90 e i primi anni del nostro secolo sono arrampicatori ascolani ed abruzzesi che prendono il timone nel dare impulso alla vita della falesia: parliamo di nomi come quello di Mauro Calibani (Fattalà e Fumana Mandala al Blocco O che ancora mancano d’una ripetizione che ne confermi il grado) e Giorgio Ferretti con Fallo Dentro, 8b+  sempre al Blocco O.

Arriviamo così ai giorni nostri dove sono i climbers locali che, assorbita l’esperienza dei tanti arrampicatori “forestieri”, hanno preso infine la guida  sulle rocce della loro terra: un nome tra tutti quello di Pietro Radassao che nell’agosto 2015 libera Ultimo Viaggio con Caronte che con grado proposto ed in attesa di conferma di 8c risulterebbe la via più dura del Colle dell’Orso. Questa è l’affascinante storia di questo luogo e delle sue rocce  taglienti e dolorose, affilante dal vento. Non è quindi forse un caso che Frosolone  sia  tra l’altro luogo d’un antica arte di forgiatura di lame d’ogni sorta.  Una tradizione vecchia di secoli che ha reso i coltellinai di questo paese famosi in tutto il sud-Italia. Terra magica e dura: terra di lame d’acciaio e di vento.

Marcello Orioli